06/01/2009

I pacifisti israeliani e palestinesi sono un esempio per tutto il mondo

Migliaia di giovani israeliani sono scesi in piazza a manifestare, chiedendo al loro governo di fermare l’invasione di Gaza. Molti sono finiti in prigione, come gli obiettori di coscienza, i soldati e i riservisti che si rifiutano di varcare il confine con il territorio palestinese.

Giovani palestinesi protestano contro la violenza di Israele, ma chiedono anche che Hamas sospenda gli attacchi con i razzi o con qualsiasi altra arma.

Organizzazioni ebraiche e palestinesi lavorano insieme nella Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, risvegliando la coscienza dei popoli perché si metta fine alla follia della violenza.

Non è facile levare la propria voce per la pace, quando si scatena la violenza, non è facile sopportare l’aggressione contro il proprio popolo quando si subisce la paura e l’ira di un altro popolo. I pacifisti israeliani e palestinesi sono un esempio per tutto il mondo.

I giornali non diffondono il loro punto di vista, i mass media non danno spazio ai loro sforzi. Riceviamo solo la propaganda e la contro-propaganda di chi guida una o l’altra fazione e pensa solo a giustificare le proprie azioni.

La popolazione è spaventata e i violenti di entrambe le fazioni tentano di terrorizzarla ancora di più. Contaminati dalla paura e dalla vendetta, tentano di controllarci per i loro interessi.

Respingiamo la violenza dello Stato di Israele, ma anche quella dei gruppi armati palestinesi. Solo una coscienza nonviolenta potrà fermare la violenza e se oggi questa coscienza è ridotta dobbiamo farla crescere.

L’invasione di Gaza da parte dell’esercito israeliano deve cessare immediatamente. I pacifisti palestinesi devono rafforzarsi per fermare Hamas e qualsiasi gruppo armato. E’ necessario creare uno stato palestinese e la comunità internazionale ha una responsabilità perché questo avvenga. Siamo tutti responsabili dell’umanizzazione dei nostril popoli.

In tutto il mondo si verificano situazioni di violenza inaudita, sempre più difficili da arrestare. Dobbiamo cambiare l’atmosfera psico-sociale in cui siamo immerse: questo è l’obiettivo della Marcia  Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e il disarmo nucleare mondiale è la sua richiesta più importante. Questo è il primo passo per invertire la direzione degli eventi. Raggiungere questo obiettivo rappresenta un cambiamento rivoluzionario per l’umanità. Quale sarà il nostro destino, se non ci proviamo?

La Marcia Mondiale è una causa in cui possono convergere tutte le razze, tutti i popoli, tutte le culture e tutte le religioni, superando la sofferenza che causiamo ad altri popoli e quella che altri popoli ci hanno causato. Ci uniamo per costruire il futuro nonviolento che emerge già dalla profondità dell’essere umano.

Patricia Arriagada Feliú                                     Roberto Kohanoff                
Comitato promotore della Marcia in Palestina        Comitato promotore della Marcia in Israele

Giorgio  Schultze
Portavoce europeo del Nuovo Umanesimo

24/10/2008

Ci hanno espropriato l'acqua

/Il Parlamento Italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge
numero 112 del ministro//Tremonti che nel comma 1 afferma che la
gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle //regole
dell’economia capitalistica. Così il governo Berlusconi, con l’assenso
dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i
quali l’acqua è una merce. Siamo alla totale degenerazione morale! Dopo
questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti
amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto
Mondiale dell’ acqua , con i nostri Parlamentari e primo tra tutti
Angelo Bonelli che fece approvare lo scorso anno la moratoria in
Parlamento, constatare che a nulla è servito perché comunque vince
sempre la logica capitalistica, fa male. Come giustamente fanno notare
Lembo e Petrella del Contratto Mondiale sull’acqua, il decreto modifica
la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I
Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali
responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di
beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro
primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più
elevati nell’interesse delle finanze comunali . Ci stiamo facendo a
pezzi anche la nostra costituzione! /

/Dall’Acqua dipende la tutela dell’Ambiente, la conservazione della
Biodiversità, la qualità della Vita, il tipo ed il modello di sviluppo,
l’Agricoltura ed ogni altra produzione ed attività umana. Appare
evidente quanto sia categoricamente necessario il totale controllo di
tale risorsa da parte del Pubblico, e l’assoluta non delegabilità ad
interessi.I poteri che si stanno attivando nel mondo per il controllo
dell’Acqua, delle fonti di approvvigionamento e delle reti di
distribuzione, le inimmaginabili risorse finanziarie che si stanno
investendo, le catastrofi ambientali ed umane che si stanno creando, ma
anche le lotte popolari, democratiche e di base per la salvaguardia, per
la tutela e la utilizzazione territoriale del Bene esprimono fino in
fondo quanta rilevanza abbia la questione in discussione e le scelte che
vengono fatte. /

/Oggi l'acqua per continuare a dare la vita deve essere 'governata',
deve essere protetta e tutelata come un bene di tutti e per tutti e
questo e' uno dei compiti delle istituzioni che attraverso l'attivita'
autorizzativa , di controllo e programmazione regola l'utilizzo delle
acque al fine di assicurarne l'uso sostenibile con la priorita' dell'
uso potabile e tutela le acque dall' inquinamento derivante dalle
attivita' umane. Vogliono indurre nel cittadino la percezione
dell’affidamento a privati della gestione della risorsa idrica come
l’unica soluzione in grado di assicurare riduzione degli sprechi,
qualità del servizio, manutenzione delle reti idriche, e aumento degli
investimenti. /

/Ciò chiaramente non è vero, per come dimostrato da alcune realtà, come
quella del delta ferrarese, in cui è stata la gestione pubblica a
risanare e ottimizzare. Abbiamo scelto il modello di gestione pubblica,
sforzandoci di motivare questa scelta in un dialogo costante coi
cittadini, che potesse indurre un cambiamento culturale in questi
ultimi. Il cittadino è semplice ma non è né cieco né stupido. Il modello
che auspichiamo è quello prospettato dalla proposta di legge di
iniziativa popolare e ci aspettiamo che a questo modello, al di là delle
enunciazioni di principio, si contrappongano eventualmente modelli
alternativi chiari nelle modalità di realizzazione e di gestione . /

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/Daniela Caprino /

/Consigliera Nazionale Verdi /

APPELLO DELLA SOCIETA' ITALIANA DI MEDICINA DELLE MIGRAZIONI PER NON MODIFICARE L'ART. 35 DLIVO 286/98

Appello SIMM: ritirare l'emendamento che modifica l'art. 35 del T.U.!
Un atto inutile e dannoso anzi pericoloso.


Nell'ambito della discussione in Senato del cosiddetto "Pacchetto Sicurezza"
(atto 733), in commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali, è
stato depositato da quattro senatori ed una senatrice della Lega Nord un
emendamento che mina radicalmente uno dei principi base della politica
sanitaria nei confronti dei cittadini stranieri nel nostro paese e cioè la
garanzia di accessibilità ai servizi per la componente irregolare e
clandestina.

Sono previste due modifiche al comma 4 e comma 6, e l'abrogazione del comma
5 dell'articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico
sull'immigrazione).

Partiamo dal comma 5, la cui cancellazione è di estrema gravità: esso
infatti attualmente prevede che "l'accesso alle strutture sanitarie (sia
ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le
norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione
all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di
condizioni con il cittadino italiano". Questa disposizione normativa è
presente nell'ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l'art. 13,
proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n.
489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con
i voti della Lega. La "logica" della norma non è solo quella di
"aiutare/curare l'immigrato irregolare" (per altro deontologicamente
assolutamente corretta!) ma in particolare di tutelare la collettività come
prevede l'articolo 32 della Costituzione; il rischio di segnalazione e/o
denuncia contestuale alla prestazione sanitaria, creerebbe una barriera
insormontabile per l'accesso e spingerebbe ad una "clandestinità sanitaria"
pericolosa per l'individuo ma anche per la popolazione laddove possano
esserci malattie trasmissibili. Ormai esiste una significativa
documentazione sul tema, compresa la posizione della Federazione degli
ordini dei medici italiani, di alcune Società scientifiche e dei Ministri
della sanità europei ... che sottolineano l'indispensabilità di questa
impostazione per garantire concretamente la salute per tutti (è
assolutamente intuitivo come le malattie non facciano distinzione di etnia,
status giuridico o colore della pelle). L'effetto della cancellazione di
questo comma vanificherebbe il lavoro fatto negli ultimi 13 anni che ha
prodotto importanti successi nell'ambito sanitario tra gli immigrati
testimoniato ad esempio dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla
stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli
esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla
nascita, mortalità perinatale e neonatale ...). E tutto questo con evidente
effetto sul contenimento dei costi in quanto l'utilizzo tempestivo e
appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di
accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più "efficiente"
in termini di economia sanitaria.

La modifica al comma 4 (vedi allegato) introduce invece un rischio di
discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso facendo della
"barriera economica" e dell'eventuale segnalazione (in netta
contrapposizione al mandato costituzionale di "cure gratuite agli
indigenti"), un possibile strumento di esclusione, forse compromettendo la
stessa erogazione delle prestazioni.

Il comma 6 (vedi allegato), sembra invece soltanto un aggiustamento rispetto
al mutato quadro delle competenze sanitarie a seguito del processo di
devoluzione.

Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perchè:

*       spingerà all'incistamento sociale, rendendo invisibile una
popolazione che sfuggirà ad ogni forma di tutela sanitaria e di contatto
sociale legittimo;
*       potrà produrre percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie
parallele al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità
pubblica (rischio di aborti clandestini, gravidanze non tutelate, minori non
assistiti, ...);
*       creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli
stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza
indifferibile;
*       avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di
diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili a causa dei
ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di
interventi di prevenzione;
*       produrrà un significativo aumento dei costi in quanto comunque le
prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e le condizioni di
arrivo saranno significativamente più gravi e necessiteranno di interventi
più complessi e prolungati;
*       spingerà molti operatori ad una "obiezione di coscienza" per il
primato di scelte etiche e deontologiche.


Riteniamo estremamente pericoloso il provvedimento poichè soprattutto in un
momento di trasformazione sociale e di sofferenza economica, questo atto va
ad intaccare il cosiddetto "capitale sociale" della società (contrasto tra
italiani e stranieri, diritti negati e nascosti, radicale differenza nella
vision dell'approccio professionale) che una significativa letteratura
scientifica definisce condizione per una deriva nel conflitto sociale (le
cui prime avvisaglie stiamo già vivendo negli ultimi tempi).

Come medici ed operatori sanitari ci appelliamo perchè piuttosto che logiche
di partito prevalga, alla luce delle evidenze tecnico scientifiche e di
consolidate politiche sanitarie, un approccio intelligente e concreto di
sanità pubblica come è già avvenuto nel 1995.


    Il Consiglio di Presidenza della Società Italiana di Medicina delle
Migrazioni




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simm appello 08.pdf

allegato emendamento 08.pdf